Ricerca avanzata

Cerca

Reset

A proposito dell’educazione parentale

Politica

11 Maggio 2018

Già nel I d.C. Quintiliano, uno dei primi ad occuparsi di pedagogia con la sua Institutio oratoria, si poneva il dilemma se fosse meglio educare i bambini in casa o mandarli in una scuola pubblica, propendendo per la seconda soluzione.

Una delle sue argomentazioni a favore della scuola statale era la non utilità di tenere i bambini in una sorta di guscio protettivo, nell’isolamento da quella che è la realtà, con pregi e difetti, ma che sempre di mondo reale si tratta con il quale, prima o poi, si dovrannoconfrontarsi. Anche un esperto più contemporaneo, il pediatra Paolo Sarti, professore universitario e consulente della Regione Toscana per l'educazione sanitaria, concorda col suo antesignano latino, sostenendo che la scuola pubblica “è sempre stata un’occasione per confrontarci con altre idee mentre l’ “homeschooling” rischia di essere monotematica e soprattutto di non dare al bambino una serie di confronti con altre realtà sempre più interculturali”. Certo, se tutti i bambini avessero la possibilità di essere istruiti da genitori plurilaureati e plurilingue, invece che da insegnanti che in alcuni rari casi, per stanchezza o sconforto nei confronti di una delle professioni più difficili e, lasciatemelo dire sottostimate e sottopagate, non rispondono alle mille esigenze che la scuola di oggi richiede, potrebbero usufruire di una scuola “à la carte” con metodi, materiali, tempi di apprendimento scelti e calibrati sulle esigenze di ciascuno di loro, invece che condividere lo stesso docente e la stessa metodologia con altri 25\30 bambini. Altro aspetto, sottovalutato dal sistema parentale e che invece viene spesso stigmatizzato fino all’esasperazione nelle scuole pubbliche, soprattutto in quelle che accolgono bambini piccoli, sono gli standard di sicurezza e le assunzioni di responsabilità. I nidi e le materne, e i loro educatori e insegnanti, devono rispondere giustamente a mille criteri ed essere sottoposti a rigorosi controlli che difficilmente in una casa privata si potranno riscontrare o che l’amico di famiglia, improvvisato maestro, potrà avere. Il fenomeno non va però sottovalutato: questa esigenza è unsegnale che la scuola pubblica non deve ignorare e che quindi deve fare autocritica, attraverso però il confronto fra le parti che sono soprattutto gli insegnanti che, nella maggioranza dei casi, sono preparati e competenti.

/

In primo piano

Politica