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Politica e partecipazione

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8 Maggio 2018

Ho passato il week end tra Londra ed Oxford dove sono andato a trovare, assieme ai miei genitori, mia sorella, che lì lavora. Si è parlato molto del mio impegno in questa campagna elettorale e ad un certo punto mia sorella si è lasciata andare ad una considerazione:
"Certo che in Italia la campagna elettorale è una campagna urlata, qui invece si va porta a porta a parlare con le persone".

"Certo che in Italia la campagna elettorale è una campagna urlata, qui invece si va porta a porta a parlare con le persone". Si riferiva non certo a Mouv', quanto piuttosto all'esito delle elezioni politiche che hanno visto lo strapotere di M5S e Lega. Le ho comunque raccontato che noi stiamo tutt'altro che urlando e facendo promesse vane e che anche noi stiamo andando ad incontrare la popolazione girando tutti i comuni; mi ha detto che facciamo bene, ma che "qui (ad Oxford) è diverso" perché non si invitano le persone a degli incontri ma le si incontra e si dedica loro del tempo per la strada. A questo punto le ho chiesto se riuscisse ad immaginare una situazione del genere in Italia, e mi ha risposto che in effetti in Italia non sarebbe al momento possibile, aggiungendo che ".. è un circolo vizioso: il cittadino non partecipa perché non si sente considerato, ma se non provi a considerarlo non parteciperà mai!". Credo che per arrivare ad una partecipazione come "qui" il percorso sarà molto lungo, ma in effetti la riflessione è stata molto arricchente e senza alcun dubbio la strada da seguire deve essere questa.

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