Ricerca avanzata

Cerca

Reset

Perseverare è diabolico

Politica

2 Maggio 2018

Chissà come si può fare per poter ridare fiducia a quel 35% di valdostani che ormai mediamente non votano o si esprimono, per protesta, con la scheda bianca o con quella nulla.

Eppure è quello - potenzialmente - il partito più grande, anche se assai composito e a cui non è facile rivolgersi o perché quei cittadini staccato la spina verso il suffragio universale e sono catatonici oppure all’opposto sono inavvicinabili per la rabbia che hanno accumulato che non canalizzano in nessun posto. Certo non aiuta la campagna elettorale ormai in pieno corso, in cui - pur di fronte alle preclare responsabilità di chi ha portato la Valle d'Aosta all'attuale situazione di sfascio e non ripeto qui l'intrico di crisi ben note - manca qualunque autocritica. Anzi, si assiste allo spettacolo grottesco di chi insiste sul fatto che, tolto qualche minuscolo problema, bisogna avere e anzi ridare fiducia nei confronti di chi è stato responsabile con nome, cognome, indirizzo con tanto di colpe morali ed in certi casi processuali in corso o in vista. Una visione fideistica che sfocia in una sorta di schizofrenia sulla base di una rappresentazione della realtà che davvero crea interrogativi seri su quale sia la soglia fra la bugia e la patologia. Eppure l'esercizio dell'autocritica sarebbe un fatto salutare e pure propedeutico alla limpidezza nei rapporti politici, perché - come dice il detto - "non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire" e lo stesso vale per chi tace sui propri errori (espansi talvolta in reati veri e proprio accertati o presunti), facendo finta di niente. Non mi piace, per carattere e anche per convinzione, giocare allo "sfascismo" e neppure adoperare strumenti da demagogo o da "capo popolo". Ma non può valere neanche una logica di tolleranza e peggio ancora voltare la faccia dall'altra parte verso chi pensa di passarla liscia, confidando che il "popolo bue" si faccia abbindolare. Ho detto più volte che il consenso popolare, frutto anche del doping del clientelismo, non è uno sbiancante che serve a cancellare le macchie indelebili sotto il profilo morale e giudiziario. Aggiungo come non possa comunque essere accettato il meccanismo del considerare "tutti uguali" con il paradosso che per alcuni chi parli di onestà personale ed etica pubblica sia quasi uno zimbello, perché "mosca bianca". Per altro la propria morale non dovrebbe essere una bandiera da inalberale ma la normalità di tutti i giorni, che non significa affatto essere infallibili, ma proprio accettare e ammettere i propri difetti. Esercizio sempre difficile e lo è anche per me e per questo l'impiego solitario del potere, inebriante adrenalina che può sfociare in tracotanza e affarismo, ha come unico antidoto l'equilibrio dei poteri della Democrazia. Ma prevede anche che l'esame di coscienza esista per le singole persone: chi non lo fa sfugge al peso delle responsabilità. Per cui è meglio non prendere sul serio coloro che si comportano così, perché sbagliare è umano ma perseverare nell'errore è diabolico.

/

In primo piano

Politica